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Garofani, carnations, non calpestare le aiuole, 2003

con Rolando Raggenbass
installazione , fiori in poliuretano, suono

My name is Ishmael. No. "Call me Ishmael". Non una dichiarazione di singolarità originaria, ma un'invocazione -io è appello-. Fatemi, fammi sentire il suono del mio nome -call me-chiama me, dammi il  principio di narrazione come destino perché possa venire a vita in un racconto, che non è il mio -la mia storia senza me- ma mi riguarda. La mia storia non mi raggiungerà mai: indefinita, liquida, esposta, senza tema, è sempre da riscrivere.
E dove non c'è niente da raggiungere, allora il racconto si fa racconto-insetto. Puro canto di nessuno.    
Rolando Raggenbass

I sotterranei dell'arte, Antico convento delle Agostiniane, Monte Carasso (Bellinzona),2003
Metamorfosi.Uno sguardo alla scultura contemporanea, Museo d'arte, Mendrisio, 2017 

"Car, s'il n'y a plus de bonnes histoires à écouter, c'est aussi que les choses ne durent plus de la bonne manière. Celui qui a porté une fois une ceinture de cuir assez longtemps pour qu'elle lui reste dans les mains découvrira fatalement qu'une histoire s'y  est attachée."   Walter Benjamin

« Nel sotterraneo di un convento la metamorfosi era infine avvenuta. Appena entrati, una lucina fioca metteva angoscia ; l'oscurità diveniva a poco a poco più familiare. Nel locale vicino si respirava l'odore intenso lasciato dall'umidità. Un rumore, un ronzio incessante di api, poi il canto di un gallo, il suono di una campana. Lì in mezzo erano spuntati sopra ghiaia e terriccio, alti trenta-quaranta centimetri, fiori o funghi di poliuretano ; o forse si trattava di un'incrostazione dai mille riflessi su un fondo marino, organismi di una strana natura che avevano trovato il luogo ideale dove nascere, crescere e vivere nel pieno del loro splendore. Il ricordo non mi è ora più tanto presente, ma l'impressione era proprio di qualcosa che lì dentro risplendeva. Al contrario magari di quello che voleva essere, appariva come qualcosa di prezioso, luminoso in un luogo buio e angusto. (...) »
Simone Soldini, conservatore Museo d'Arte di Mendrisio.



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