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Fiorire, 2022

Videoproiezione su dipinto, 4 min, loop
Montaggio: Giacomo Hug
Suono: Alessandro Tomarchio
Dimensioni: dipinto: 70 x 100 cm; immagine proiettata: 86 x 152 cm
Ringraziamenti: Franco Gotta, Françoise Kohler e Masaki Hatsui, Roberto Nicola

 “Una metamorfosi lenta, celata dal tempo, intercalata dai moti naturali, silenziosa, ingannevole e seducente; uno sbuffo, un sussurro, una frase accennata, una formula magica recitata a bassa voce, il fremere della linfa, l'umore, l'anima del fiore”
Alessandro Tomarchio[1]

Un autoritratto floreale in movimento e metamorfosi appare e scompare e ci guida impercettibilmente nell’incertezza della vita e verso la complessità delle personalità che ci abitano. Sono intriganti, queste presenze, ma anche attente a chi le scruta, le osserva e le cerca. 

Le immagini sono nate da un sogno, nel quale sono apparsa in forma di garofano in tre ritrattI: un fiore chiamato in inglese carnation, ossia fiore color carne o fiore di carne. Nella dimensione onirica percepivo un senso di serenità e di pace che difficilmente riesco a raggiungere durante il giorno.
Ho così deciso di aprirmi a questa visione notturna seguendo alla lettera le indicazioni del sogno che mi invitava a realizzare i ritratti con il disegno e la pittura.
Ho dovuto lasciare i linguaggi espressivi che mi sono più familiari per misurarmi con tecniche che non padroneggiavo.
In questa insolita situazione avevo l’occhio insieme curioso e meravigliato, quello di chi si cimenta con un mezzo poco sperimentato, ma avevo anche preconcetti e aspettative, legati all’inesperienza. È stato un esercizio dai risvolti radicali, dove l’occhio voleva sorvegliare, analizzare e giudicare e già chiedeva al nuovo nato un’identità. La mente e la mano erano invece pronte a gettare la spugna se l’immagine che mi guardava non appariva realmente viva.
Durante l’esecuzione dell’opera sono emerse figure che talvolta erano sorprendentemente somiglianti a persone appartenute alla mia vita, o figure estranee, ancestrali e francamente inquietanti.
Le difficoltà tecniche si sono rivelate le artefici dell’affiorare di volti che non avrei saputo rappresentare coscientemente.

La decisione di proiettare immagini in movimento su un’immagine fissa dipinta è scaturita dal desiderio di trasmettere, almeno parzialmente, le sensazioni insieme di sorpresa e di smarrimento provate nel sogno. Questa sovrapposizione di immagini che scorre nel tempo ha anche permesso di rendere visibilie e tridimensionale la pluralità dei ritratti che si affacciano.

Carla Burani e Luisa Figini


[1] Compositore e autore del suono dell’installazione



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